Alpine Saga

Ein Wildheuerfilm

[Titolo originale:  Das Erbe der Bergler]

Svizzera 2006. 35mm, 1:1.66, Dolby SR, colori, 97 min.

Das Erbe der Bergler Das Erbe der Bergler Das Erbe der Bergler affiche

Lo spettatore assiste alla fienagione selvatica del Muotatal, una valle alpina del cantone di Svitto.

Il primo agosto, giorno della festa nazionale svizzera, i "Wildheuer" (falciatori di fieno selvatico) inerpicano le impervie falde dell'Hinteren Heubrig con tanto di falce, di reti di corda intrecciata e di zoccoli muniti di ramponi; vanno a mietere il fieno selvatico come facevano i loro padri prima di loro. Sono i figli di una generazione che sfidava la natura pur essendo in perfetta armonia con lei. Ciò che m'interessa, sono le lezioni ereditate dall'esperienza di gente semplice, venute dalle origini dell'esistenza umana.

RegiaErich Langjahr
SceneggiaturaErich Langjahr
CastAlbert Gwerder, Erich Gwerder, Alois Langenegger, Toni Schelbert, Anton Büeler etc.
FotografiaErich Langjahr
SuonoSilvia Haselbeck
MontaggioErich Langjahr
MusicheHans Kennel
Musiker: Hans Kennel (Alphorn, Büchel, Neverlure, Stimme), Marcel Huonder (Alphorn, Büchel), Philip Powell (Alphorn), Marc Unternährer (Alphorn);
Echo vom Schattähalb: Cornel Schelbert (Schwyzerörgeli), Daniel Schmidig (Schwyzerörgeli), Urs Schelbert (Kontrabass)
CollaboratoriMischung: Dieter Lengacher
Plakat: Art Ringger und Marion Lastin
Durata97 min.
Formato35mm, 1:1.66, Dolby SR
Formato riprese35mm
Versioni disponibiliDialekt: Dialekt m. UT deutsch/englisch
Vendita DVD e vidéoDVD   [ordinare]
Prima mondialeLocarno 2006
FestivalLOCARNO CH: 59. Festival Internazionale del film Locarno 2.-12.8.06, "Semaine de la critique"
LEIPZIG D: 49. Int. Leipziger Dokumentar-Film-Festival 30.10.-5.11.06
WIEN AT: Viennale, Vienna Int. Film Festival 13.-25. 10.06
SOLOTHURN CH: Solothurner Filmtage Januar 07
SAARBRÜCKEN D: 28. Filmfestival Max Ophüls Preis, 15.-21. Januar 2007
TRENTO IT: 55. Trento Filmfestival 28.4. - 6.5.07 im Wettbewerb
WROCŁAW PL: Era New Horizons Int. Film Festival, 19.-29 Juli 2007
FREISTADT AT: 20. Festival Der neue Heimatfilm, 22.-26.8.07
PÄRNU EST: XXI Pärnu International Film Festival, 8.-29. Juli 2007
FREISTADT AT: 20. Festival Der neue Heimatfilm, 22.-26.8.07
BANSKO BG: VII Int. Mountain Film Festival 29.November-2.12.2007)
WÜRZBURG DE: Internationales Filmwochenende Würzburg 24.- 27.1.08
Paris F: Musée d'Orsay, 12. Januar 2008
BOZEN I:Bozner Filmtage, 16.-20. April 2008
AOSTA I: Desarpa Film Festival 25.-27.9.08
RADSTADT AT: 7. Filmfestival 5. - 8. November 08
INNSBRUCK AT, 7. Innsbrucker Naturfilmtage 15.-18. Oktober 08
BAD AIBLING (DE) Nonfiktionale, Festival des dokumentarischen Films,, 24. - 27. September 09
Peking China Documentary Film Festival 1.-7. Mai 10
PremiNomination für den Schweizer Filmpreis 2007 (bester Dokumentarfilm)
CinemaSchweiz: über 63'000 Eintritte
Diffusione TVTSR; TSI; SF 1; 3sat.
ProduzioneLangjahr-Film GmbH, Luegstrasse 13, CH-6037 Root
Tel. +41-41-450 22 52 – Fax +41-41-450 22 51
E-mail: info@langjahr-film.chinviare questo messaggiowww.langjahr-film.ch
Diritti mondialiLangjahr-Film GmbH
Distribuzione
e internazionale
Langjahr-Film GmbH, Luegstrasse 13, CH-6037 Root
Tel. +41-41-450 22 52 – Fax +41-41-450 22 51
E-mail: info@langjahr-film.chinviare questo messaggiowww.langjahr-film.ch
ISAN0000-0001-64C1-0000-G-0000-0000-Q
N° Suisa1005.818

Projezioni


Rassegna stampa

Estratti

Nel nostro intimo, siamo rimasti dei falciatori di fieno selvatico, ma non ci siamo mai resi conto di ciò che fanno quando sono all'alpeggio.

FILMBULLETIN, Pierre Lachat 

Meticoloso, attento, paziente ed affettuoso, Langjahr mostra come gli uomini sostengano attivamente la natura - senza preoccuparsi di rendita, senza scopi commerciali. E' l'opera di un artigiano sovrano, che si prende la cinepresa a spalla; per ottenere le immagini del suo film, non indietreggia ne davanti ad ostacoli, ne davanti a difficoltà. Il suo film sui falciatori di fieno selvatico segue il ritmo dei falciatori, si lascia tempo e ci dà un documento a controcorrente dell'epoca attuale. 

Rolf Breiner, Festival int. del film Locarno, Semaine de la critique 

Nel suo film, Erich Langjahr manifesta ancora una volta con immagini forti e spettacolari il suo fascino per un mondo rurale svizzero che sta sparendo. 

Francesco Welti, Tessiner Zeitung

Il grande silenzio del Muotatal. La liturgia della fienagione. Ogni movimento delle falci, ogni passo dei protagonisti, si trasforma in una danza dell'uomo con la natura che lo circonda, una danza che affascina per la sua poesia. 

Fabrizio Coli, CORRIERE DEL TICINO

Lavoro e meditazione in montagna, per la quieta ricerca della verità. 

Daniela Persico, GIORNALE del POPOLO

Alpine Saga salva il passato dall'oblio; è forse il più bel film del festival di Locarno.

Berliner Zeitung, Ralf Schenk

Questo film sui fieni selvatici impressiona - come la montagna, come gli uomini che vi si inerpicano.

Blick, Christian Jungen

Il saggio di Erich Langjahr proiettato alla Settimana della critica, Alpine Saga, è stato uno dei più bei film del Festival di Locarno. Con la calma che lo caratterizza, Langjahr descrive una tradizione rimasta viva nel Muotatal. Immagini bellissime e attenzione calorosa per gli uomini fanno di questo film un vero e proprio avvenimento.

DIE SÜDOSTSCHWEIZ, Peter Claus

Li si deve vedere, questi eroi silenziosi, pazienti, efficaci, assorti dalla loro vocazione: una protezione assolutamente disinteressata del paesaggio. Li si deve vedere falciare i prati di montagna, raccogliere il fieno, depositare fastelli di paglia di 100 chili, poi farli scendere a valle durante l'inverno, su slitte fatte a mano. Tutto ciò potrebbe parer vano, ma invece no: questi modesti Ercoli stabilizzano la terra delle montagne, impediscono l'erosione, ostacolano il crollo delle rocce. Insomma, questo film straordinario sui falciatori di fieno selvatico che segue il ritmo dei falciatori è un documento a controcorrente di quanto il cinema ci propone attualmente.

LE TEMPS, Thierry Jobin

I viaggi nel tempo di Erich Langjahr corrispondono ad un bisogno: in realtà, piuttosto che viaggi nel tempo, sono viaggi fuori dal tempo, sono tempo vissuto. Siamo di nuovo confrontati ad uno dei gioielli di Langjahr, fatti di tradizioni, di spazio, di tempo e di suoni. 

NZZ am Sonntag, Martin Walder

Tutto sommato, si tratta di gesti, di capacità di sentire, di prendere, di capire.

Fred Zaugg, Der Bund

Tutto ha la sua calma, il suo ritmo, il suo posto, la sua precisione. 

Christoph Schneider, Tages-Anzeiger

… un documento con immagini forti, composto con cura.

Hans-Jörg Rother

Erich Langjahr ci ha messo quattro anni, a fare questo film, e lo si sente nella bellezza sfrenata, nella leggerezza e nel ritmo dell'opera.

VIENNALE, VIENNA INT. FILM FESTIVAL 

Appassionante quanto un giallo, avvincente quanto un dramma.

Irene Genhart,  arthouse movie news


Falciatori di oggi sul filo della tradizione

Nel documentario di Erich Langjahr girato sui monti del Muotatal svittese

Erich Langjahr è ormai un caso quasi unico in Svizzera una sorta di artigiano del cinema documentario che gira ancora tutti i suoi film in 35mm e si occupa – oltre che della regia – anche di fotografia e montaggio. Un regista che, da una ventina d'anni a questa parte, ha con centrato la propria attenzione sul le tradizioni, i riti e (soprattutto) i problemi di una Svizzera rurale che ha subìto profondi mutamenti ma ha anche saputo (non senza fatica) conservare parte di quel fascino arcano che la rende ancora oggi, per certi versi, unica. Basti pensare al la sua trilogia, iniziata con Ballata alpestre del 1996 e conclusasi con il pluripremiato Transumanza verso il terzo millennio 2002. 

Eppure, nei film di Langjahr non c'è spazio nemmeno per un briciolo di nostalgia o di folklore a buon mercato: tutti i gesti che il regista filma con partecipazione ma senza invadenza assumono un significato preciso e sono inseriti in un contesto chiaro. Il risultato si man tiene però ben distante da qualunque intento didattico o etnografico, poiché ad interessare in primo luogo Langjahr è la vita dei suoi protagonisti e la sua principale preoccupazione è il riuscire a tradurre le loro emozioni e il loro impegno in immagini all'altezza della situazione.

Questo raffinato ed equilibratissimo linguaggio cinematografico (all'interno del quale il suono occupa un posto di rilievo) trova in Alpine Saga un'articolazione drammaturgica quasi perfetta. Al di là dell'iniziale aneddoto sulle "virtù meteorologiche" delle formiche e di alcuni brevi brani di commento nei quali lo stesso regista riassume i dati essenziali raccolti dalla viva voce degli ultimi falciatori di fieno selvatico del Muotatal nel canton Svitto, il film fa in pratica a meno delle parole essendo composto da una serie di sequenze che permettono allo spettatore di assistere alle varie fasi di questo rituale che, da tempo immemorabile, inizia puntuale il 1.agosto di ogni anno. Dall'accurata preparazione degli zoccoli con i ramponi che permetto no ai falciatori di mantenere l'equilibrio su questi prati di montagna praticamente verticali fino al tra sporto invernale del fieno con grandi slitte tirate (e frenate) a mano, il regista documenta questa "saga" ma non in maniera neutra. Al contrario, nulla è casuale in Alpine Saga: né la scelta delle musiche "tradizionalcontemporanee" di Hans Kennel, né la colonna sonora che si guarda bene dal mascherare il rumore del traffico autostradale che scorre senza interruzione qualche centinaia di metri più in basso dei falciatori, né la presenza regolare di bambini che stanno a rappresentare la continuità generazionale, né l'uso da parte dei protagonisti di tuniche bianche con cappuccio di vaga reminescenza medievale. Né tanto meno il finale che ci mostra come la tradizione della falciatura del fieno selvatico sia soltanto uno degli hobby in voga tra gli ex contadini del Muotatal che oggi hanno tutti un altro lavoro ma continuano imperterriti a seguire le tracce dei propri avi.

Antonio Marlotti Corriere del Ticino 21.09.2007 

Dall'attività che regna nel formicaio è possibile il tempo che farà. Cosi come per fabbricare a modo un paio di zoccole occorre accarezzarne a lungo il legno. Nel terzo episodio di un trittico dedicato ad un universo rurale in via di scomparsa, come nel precedente Transumanza verso il terzo millenio, itinerario sull'arco delle quattro stagioni degli ultimi pastori svizzeri, Langjahr riprende il senso magico del gesto quotidiano, il coraggio ormai cosi raro dei respiri lunghi. Semplicità infinitamente felice, quella di questo cineasta svizzero autentico ed originale quanto sconosciuto ai più. Che conduce ad uno sguardo privo di effetti, sempre in attesa che gli avvenimenti vengano ad esso. Qui, ritrova le sue atmosfere intime e particolari, i ritmi che abbiamo perso per sempre al seguito degli ultimi montanari: quelli che, dopo aver sorteggiato le particelle più impervie e disagevoli sotto le cime compiranno il gesto antico della fienagione.
Girato in uno splendido 35 millimetri l'affresco è di quelli che bisogna meritarsi: ma nei tempi eterni del suo cinema Langjahr riesce a trattenerci. ...

Filmselezione RTSI, 16 settembre 2007

Settimana della critica: Ottimi l'«Alpine Saga» e «L'ospite della vita»

Lavoro e meditazione in montagna, per la quieta ricerca della verità 

Nella rassegna sette opere diverse, non convenzionali, particolarmente curate dal punto di vista formale o contenutistico. Documentari che cercano "la verità".

Una delle sorprese della Settimana della Critica di quest'anno viene da «Das Erbe der Bergler – Alpine Saga», documentario girato nel Muotatal dello svizzero Erich Langjahr. Si narrano le vicende di alcuni contadini che il primo di agosto svolgono il rituale del taglio del fieno. Se a l'inizio si svela la dinamica dell'intervistatore e del l'intervistato, tipica del cinema documentario, in seguito la presenza del regista si disperde lasciando spazio alla natura. Si falcia il fieno, lo si imballa, si insegue un cane nei campi mentre l'estate è al suo massimo picco e le bandiere svizzere sventolano. Estate e inverno vengono scelti come due estremi momenti per raccontare il lavoro contadino di cui resta impressa la voglia di conservare certe tradizioni. La costruzione degli zoccoli e della slitta rivelano il rigore di una macchina da presa attenta e mai invasiva. […]

D.P./.R.M. Giornale del Popolo12 agosto 2006

Il Grande Silenzio del Muotatal

La liturgia della fienagione in "Das Erbe der Bergler"

Un film di gesti dove le parole sono quasi del tutto assenti, una specie di Grande Silenzio nel Muotatal dove al posto dei monaci ritratti da Philip Gröning c'è un gruppo di falciatori di fieno selvatico. E sembra proprio di assistere a un rituale arcaico, scandito da una sua ben precisa liturgia, vedendo questi contadini del Canton Svitto sottoporsi a una immane fatica per portare a termine la fienagione. Un'attività questa che non li arricchirà di certo ma che al massimo provvederà a rendere un poco più facile il loro sostentamento. A documentare tutto ciò è Das Erbe der Bergler (Alpine Saga) incluso nel programma della Settimana della critica al Festival del Film di Locarno, seguito della trilogia contadina firmata dal regista elvetico Erich Langjahr.

Il film segue la fienagione dai preparativi fino al trasporto a valle del fieno raccolto. Un ciclo che in questo caso ha inizio proprio il L di agosto e che si conclude in inverno, quando a bordo di, slitte costruite appositamente, il fieno immagazzinato durante l'estate viene portato alla pesatura. Tutto avviene secondo tradizione, a cominciare dalla meticolosa preparazione degli strumenti usati, da gli speciali zoccoli muniti di ramponi alle reti di corda intrecciata per raccogliere il fieno in balle che pesano anche cento chili. Langjahr segue ogni gesto, ogni attività del gruppo dei "suoi" contadini, su per gli impervi sentieri fino ai prati di montagna e puoi nuovamente un ritratto di figure che vanno scomparendo, un tema caro a Langjahr che già lo aveva affrontato in precedenti lavori come Hirtenreise ins dritte Jahrtausend. A vederlo da fuori, come spettatori comodamente seduti in poltrona, dal durissimo lavoro di questi falciatori di fieno selvatico traspare un senso di pace. Langjahr riesce a non annoiare nell'arco dell'ora e quaranta della sua opera, un riuscito documentario dal sapore "old fashioned" dove ogni movimento delle falci, ogni passo dei suoi protagonisti, si trasforma in una danza dell'uomo con la natura che lo circonda, una danza che affascina per la sua poesia.

Fabrizio Coli, Corriere del Ticino, 9 agosto 2006

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Testo del programma della Semaine de la critique Locarno 2006

"A me interessa conoscere la vita semplice, la base dell'esistenza umana". (Erich Langjahr)

Non è un giorno d'estate qualunque, ma IL giorno d'estate: il giorno della Festa Nazionale Svizzera, il 1° agosto, gli uomini del Muottatal si mettono in cammino. Allacciano gli scarponi da montagna, mettono lo zaino in spalla e la mattina presto volgono lo sguardo verso le montagne. Un lavoro pesante attende gli Svittesi Erich, Toni e Anton. Dai rifugi alpini, scalano i ripidi pendii muniti di falci, forche, corde, scarpe di legno antiscivolo e volontà di ferro. Gli uomini vanno a falciare il fieno, raccogliendolo su pendii impraticabili. Silenziosi, pazienti, efficaci. I falciatori di fieno selvatico contribuiscono alla tutela del paesaggio - e mantengono una tradizione montanara che al giorno d'oggi è diventata rara. Perché questa fatica di Sisifo sui ripidi pendii dell' "Hinteren Heubrig", è disinteressata ma utile, redditizia ma non commerciale. Falciano i pascoli di montagna, raccolgono il fieno in fasci, immagazzinano balle da 100 chili nelle capanne e in inverno le portano a valle con le slitte. Grazie al loro lavoro di falciatura, stabilizzano i terreni di montagna, evitando l'erosione causata dalla neve e prevenendo la formazione di solchi.

E proprio su questo duro lavoro di montagna, che Erich Langjahr, originario della Svizzera interna, ha basato il suo ultimo documentario che ha girato nel corso di quattro anni. È presente con la macchina da presa quando lo specialista della meteo Peter Suter spiega le previsioni del tempo sulla base dell'attività delle formiche, quando l'ottantottenne Albert Gwerder viene portato in elicottero alla raccolta del fieno in montagna, quando i falciatori portano il fieno a valle attraversando neve profondissima. Alla fine ritorna la quotidianità, i ragazzi di montagna indossano nuovamente il casco della moto, si allacciano gli skate e si divertono con il ballo della scopa di Heinz Gwerder e con la musica ländler dell' "Echo von Schattähalb" nell'osteria del paese.

Con meticolosa precisione, paziente attenzione e accuratezza, Langjahr descrive come gli uomini si prendono cura della natura con energia - senza lo stress del rendimento e senza fini commerciali. È l'opera di un maestro artigiano che porta la macchina da presa in spalla, che non si spaventa davanti al lavoro e agli ostacoli, per procurare delle immagini che servono al suo film. Il suo film sui falciatori di fieno segue i tempi del loro lavoro, creando così un documento temporale che va controcorrente al ritmo della vita di oggi. Erich Langjahr: "Nel film Das Erbe der Bergler ho raccontato la più antica storia di fienagione di quella prateria che è la Svizzera". Con quest'opera egli completa in un certo modo la sua trilogia contadina - in maniera un po' malinconica. E come sempre Langjahr rinuncia ad esprimere toni critici diretti, commenti o affermazioni. (Rolf Breiner)