La mia prima montagna

[Titolo originale:  Mein erster Berg – ein Rigi Film]

Svizzera 2012. DCP 16:9, colori, 97 min.

Mein erster Berg – ein Rigi Film Mein erster Berg – ein Rigi Film Mein erster Berg – ein Rigi Film affiche

Sono cresciuto nel cuore della Svizzera centrale, di fronte al Monte Rigi. Fin dall'infanzia la figura travolgente di questa montagna non ha mai smesso di stupirmi.

Nel 1480 Albrecht von Bonstetten, Decano dell'Abbazia di Einsiedeln, aveva definito il Monte Rigi come "il centro del mondo". Nel film Mein erster Berg cerco prima di tutto di analizzare questo "centro" come testimone del nostro tempo. Il Rigi è anche la prima montagna del pastore Martel Schindler. Proprio come i suoi antenati è cresciuto, vive e lavora sul monte, che è anche una meta turistica molto nota. In questo film cerco di analizzare il cuore di un magnifico paesaggio e il cuore di un individuo, per catturare un'istantanea del cuore della Svizzera.

RegiaErich Langjahr
CastRigi Älpler Märtel Schindler und andere
FotografiaErich Langjahr
SuonoSilvia Haselbeck
MontaggioErich Langjahr
MusicheHans Kennel mit Betty Legler, Andreas Ambühl, Hans Hassler, Marc Unternährer und anderen
CollaboratoriSilvia Haselbeck: Kamera- und Schnittassistenz
Tonschnitt, Mischung: Guido Keller
Plakat: Art Ringger
Durata97 min.
FormatoDCP 16:9
Versioni disponibiliSchweizerdeutsch / deutsch untertitelt / english subtitles / sous-titres français
Vendita DVD e vidéoDVD   [ordinare]
Prima mondialeRelease 2012
FestivalSolothurner Filmtage 2013
Leipzig Internationales Dokumentarfilm-Festival 2012
Zürich Film Festival 2012
Würzburg Internationales Filmfestival 2013
Buenos Aires Festival Int. de Cine Indépendente (BAFICI) 2013
Toronto Canada Hot Docs im Doc Shop 2013
Trento Trento Film Festival Montagna - Società - Cinema - Literatura 2013
Lima Peru Festival: TRANSCINEMA 2013
Ludwigsburg (DE) NaturVision Filmfestival 2013
Pontresina 2. Swiss Mountain Film Festival 2013
St. Gerold, Walser Herbst 2014
Freistadt 25. Filmfestival Freistadt "Der neue Heimatfilm" 2013
Tegernsee 11. Int. Bergfilm-Festival 2013
Eberswalde 10. Filmfest 2013
Brig Multimediafestival BergBuchBrig 2013
Trieste 14. Alpi Giulie Film Festival 2013
Mexico: Post - TRANSCINEMA 2014
Chandannagar India - 23. Int. adventure film festival 2013
ProduzioneLangjahr-Film GmbH, Luegstrasse 13, CH-6037 Root
Tel. +41-41-450 22 52 – Fax +41-41-450 22 51
E-mail: info@langjahr-film.chinviare questo messaggiowww.langjahr-film.ch
Diritti mondialiLangjahr-Film GmbH
Distribuzione
e internazionale
Langjahr-Film GmbH, Luegstrasse 13, CH-6037 Root
Tel. +41-41-450 22 52 – Fax +41-41-450 22 51
E-mail: info@langjahr-film.chinviare questo messaggiowww.langjahr-film.ch
ISAN0000-0003-24FF-0000-A-0000-0000-7
N° Suisa1009.120

Projezioni


Rassegna stampa

Audiobeitrag Officina Langjahr

Di Cristina Foglia. Geronimo spettacoli, RSI Rete Due, venerdì 25 ottobre 2013

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La Svizzera eterna è nel "docufilm"

Forse è stato il cinema, per primo, ad accorgersi del valore transnazionale della montagna, della cultura alpina. E a corroborare l'ipotesi basta ricordare l'esistenza dell'International Alliance for Mountain Film), l'associazione tra istituzioni attive sul cinema di montagna, che raggruppa 21 membri e ben venti festival tematici (incluso lo Swiss Mountain Film Festival di Pontresina), provenienti da sedici Paesi tra Europa, Asia, Nord e Sud America. Una cinematografia cui, ovviamente, la Svizzera contribuisce in modo particolare, e non solo offrendo le location innevate più suggestive e ampiamente saccheggiate da tutti i film-maker. L'ultimo "contributo" al 100% made in Swiss, appena uscito in tre sale del Ticino, è l'originale "Mein Erster Berg" (Mia prima montagna) di Erich Langjahr che ha tutte le caratteristiche per rientrare nei fim "cult" del genere. Il regista di Baar, nel canton Zugo, non ha avuto bisogno di doppiaggio o sottotitoli per il suo docufilm che lascia parlare immagini e suoni (catturati dalla sua compagna Silvia Haselbeck). Lucerna rimane sullo sfondo, come sullo sfondo resta una "civiltà" fatta sempre più di velocità, di benessere, di uno stile di vita che Langjahr contrappone all'immagine della Svizzera eterna: il corno, il lancio della bandiera, la lotta, la transumanza. Ma non è folklore, semmai tutt' altro pianeta. "Cerco solo di analizzare questo 'centro', che è poi il monte Rigi che ho avuto davanti fin da quando sono nato, come un testimone del nostro tempo - spiega Langjahr -. La montagna non ha mai smesso di stupirmi, e non vuole essere solo un'istantanea della Svizzera, ma il cuore di un magnifico paesaggio, il cuore di un uomo". E non servono vette himalayane per trasmettere la sensazione di qualcosa di "sacro" anche in un mondo di scettici come il nostro. Il maestro documentarista ci riesce benissimo, anche se il Rigi, incastonato nelle Prealpi svizzere, non arriva nemmeno ai 2000 metri. Cosa che non ha impedito, alla gente del posto, di chiamarlo "regina delle montagne".

Il caffè Ezio Rocchi Balbi, 3.11.2013

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Un inno d’amore per il Rigi, cuore elvetico

È un inno alla Svizzera centrale il nuovo documentario di Erich Langjahr, un’ode alla montagna che per prima ha colpito la sua attenzione e la sua fantasia, il Monte Rigi. Il regista di Baar, anzi vero e proprio cineasta visto che si occupa di tutto, dalla sceneggiatura alla fotografia al montaggio dei suoi documentari, è certamente in sintonia con il mondo alpino che racconta. Langjahr racconta qui una montagna che è allo stesso tempo simbolica e aspramente reale, tra tradizione, suggestione e una modernità incombente come i complessi turistici che si vanno costruendo nei dintorni. La racconta seguendo una persona che la vive tutti i giorni, il montanaro Märtel Schindler. È un uomo che non teme la fatica, fatica che è connaturata alla vita di montagna, la vita di chi ci vive davvero e che non vi si reca soltanto un istante per ammirarne i panorami mozzafiato ma che con quella natura meravigliosa ma durissima ci deve fare i conti tutti i giorni. Märtel fa mille lavori, mette a posto sentieri, porta al pascolo le sue capre, costruisce la sua casa. conosce ogni attrezzo, ogni sentiero, ogni pietra. È infaticabile e silenzioso. Osserva, mentre lavora, i turisti che si accalcano su quello che alla fine del 1400 era considerato addirittura il centro del mondo, un centro che Langjahr ha voluto, per sua esplicita dichiarazione nelle note stampa, analizzare come «testimone del nostro tempo», fulcro anche iconografico di valori elvetici tuttora persistenti e resistenti nonostante l’erosione dei secoli. Il film si snoda, talvolta dilungandosi, con il procedere delle stagioni. Ritmo lento e praticamente senza dialoghi, con una fotografia dall’effetto «vintage», quasi come i filmini di altre epoche. Condisce il tutto l’evocativa musica di Hans Kennel tra corni delle alpi e echi di modernità. Suggestivo, ma meno del precedente Das Erbe der Bergler (2006) e anche meno poetico, Mein erster Berg è un’opera intrisa di una schietta onestà. Coriacea, come il suo protagonista.

Fa.Co., Corriere del Ticino, 30 ottobre 2013

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La regina delle montagne e il cuore dell’uomo

Il noto documentarista svizzero racconta il celebre Monte Rigi in un’opera dal forte valore simbolico. Le quattro stagioni tra turisti e operai, vero protagonista un pastore.

La mia prima montagna è un titolo che preannuncia in maniera interessante il film che si sta andando a vedere: infatti già da questa scelta si intuisce non tanto il tema, quanto il punto di vista che il regista sceglie di adottare nella sua opera. Erich Langjhar è uno di quei registi che rendono grande la tradizione documentaria svizzera, una carriera (dalla fine degli anni Settanta ad oggi) dedicata a raccontare la realtà montana svizzera, con qualche divagazione rivelatrice (il penultimo film Nascita, dedicato alla venuta al mondo dell’uomo). Perché qualsiasi spettatore che ha avuto l’occasione di vedere almeno uno dei suoi film sarà stato subito catturato dalla dimensione simbolica, che parte dalla concretezza di un volto, di un gesto, di un paesaggio per rivelare la precarietà della condizione umana, il mistero della natura, la forza degli agenti atmosferici e la resistenza della tradizione.

In questo percorso personale Mein Erster Berg (che dopo aver fatto il giro dei festival, arriverà finalmente nelle sale ticinesi giovedì prossimo) appare come un punto di arrivo, ponendosi un proposito quasi impossibile per un cineasta, raccontare la fissità della montagna, il Monte Rigi, con quella che viene definita l’arte delle immagini in movimento. La sfida è chiara e risolta con un’architettura visiva ricercata e complessa: fin dalle prime inquadrature (uomini che stanno fissando una gigantesca bandiera svizzera sul costone del massiccio) la presenza umana si perde nell’immensità regale della natura, ma è anche l’unico punto in costante movimento: fissa bandiere, costruisce baite, taglia il fieno, porta il bestiame a pascolare, si muove sinuosa sugli sci o con le funivie, salta a ritmo di danza o lotta svelando la sua brutale bestialità, ma alla fine mangia e si diverte mentre la festa sta per finire e la bandiera svizzera deve essere tolta dal pendio. L’ampiezza dei campi cinematografici cede difficilmente a dettagli, se non quando appare il pastore Martel Schindler, che – come tutta la sua famiglia – è nato e cresciuto sul Monte e guarda la città, Lucerna (un mare di luci in movimento), da una distanza invidiabile. Solo a lui, dal volto insondabile quanto la superficie della “Regina delle montagne”, si regalano dei primi piani, che lo pongono come unico uomo capace di entrare in relazione con i ritmi della natura, non gli operai e ancor meno gli sciatori o gli alpinisti, turisti della domenica che raramente sanno ascoltare un nuovo tempo che impone l’altitudine.

E invece è proprio questa dimensione altra, quasi sacrale, a cui ci portano le straordinarie inquadrature di Erich Langjahr – ampliate da un uso accurato e incalzante del sonoro – rivelando una dimensione interiore che emerge dal massiccio ritenuto, nei secoli passati, il centro del mondo e le cui vedute hanno offerto occasione di riflessione in tanti diari di viaggio. Sotto la neve o il verdeggiare dell’erba, nella dura e immobile pietra resta nascosto il cuore misterioso dell’uomo e le contraddizioni di una nazione come la Svizzera.

Daniela Persico Giolnale del Popolo 18 ottobre 2013

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Al cinema uno sguardo sul Rigi

In un susseguirsi di stagioni il regista di “Mia prima montagna”, Erich Langjahr, porta il pubblico in un mondo tempestato di fi ori, pervaso dai rumori dei campanacci e ricoperto da silenziose coltri di neve dipingendo un’istantanea della Svizzera più autentica. Il fi lm documentario segue da vicino le giornate di Märtel Schindler, un pastore del Rigi, che fi n da quando era piccolo non smette di essere a ascinato da questa montagna. Con rigore e, sempre in silenzio, lavora incessantemente nei boschi, con gli animali e alla costruzione di una casa. Il fi lm è perfetto per chi vuole ritrovare un ritmo diverso, in cui la frenesia della vita moderna lascia il posto al ciclo naturale della montagna. Se non avete mai sentito il rumore di un vitellino che succhia il latte qui lo scoprirete. Non aspettatevi però azione o dialoghi, in quanto a prevalere è il suono della montagna o dei corni delle Alpi.

20minuti Ticino.


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